COM’ERO VESTITA

Copia di per ammazzarti maglio

PER AMMAZZARTI MEGLIO – Con Ilaria Bonuccelli e la partecipazione di Emma Castè, direttore artistico Torano Giorno e Notte

In questa puntata di Per Ammazzarti Meglio, Ilaria Bonuccelli ci porta a riflettere su un pregiudizio ancora molto forte a livello sociale, che subiscono le donne vittime di violenza sessuale: l’idea che il loro abbigliamento possa avere in qualche modo provocato la violenza dello stupratore.

Emma Castè, direttora artistica di Torano Notte e Giorno, è da anni impegnata in campagne per contrastare questo stereotipo, utilizzando l’arte come linguaggio universale per sensibilizzare l’opinione pubblica ad andare oltre le apparenze, a “sentire” con gli occhi la violenza subita dalle vittime. E’ questo il senso della mostra itinerante “Com’eri vestita?”, un’iniziativa nata in America e portata in Italia dall’Associazione Libere Sinergie di Milano, che Emma Castè ha allestito in diverse città italiane, tra cui Torano, Pisa e Parma. In questa mostra sono riprodotti fedelmente i vestiti che le donne indossavano il giorno in cui sono state stuprate, e accanto ad essi si possono leggere le didascalie attraverso cui le vittime raccontano l’orrore che hanno vissuto.

I recenti fatti cronaca ci impongono di interrogarci su un modo di pensare che continua ad uccidere, perché quando a morire non è il corpo, è l’anima della vittima a rimanere spezzata per sempre. E’ ciò che significa vivere con la morte dentro. Il 15 agosto scorso una ragazza di 19 anni è stata stuprata su una spiaggia del Circeo. A distanza di poco più di venti giorni, il 6 settembre, due ragazzine inglesi di 15 anni sono state violentate da un gruppo di ragazzi. Le similitudini tra questi recenti episodi di violenza e le storie che si possono leggere nelle didascalie esposte nella mostra, sono impressionanti. E’ come se il tempo, nel suo trascorrere, portasse nel nostro presente uno strascico di violenza che non vuole andarsene, che si sedimenta nel nostro comune modo di pensare e di vivere la quotidianità. E sono sempre di più i giovani a commettere questi crimini. La triste realtà è che nella società del materialismo, la donna continua ad essere considerata un “bene di consumo”. Al di là dei proclami contro ogni forma di violenza, il sistema che manovra e manipola le nostre vite ci propone ogni giorno, dalla mattina alla sera, l’immagine della donna copertina che espone le sue beltà, la valletta in televisione che deve solo sorridere in maniera ammiccante davanti le telecamere per compiacere il pubblico che la sta guardando, video musicali e film che propongono sempre l’immagine di una donna oggetto di desiderio, che è lì per dare piacere all’uomo che la sta guardando.

Ci si abitua a queste immagini, fino a quando le immagini si tramutano in pensieri, in una interpretazione paradossalmente “coerente” di ciò che la società ritiene lecito fare o non fare. La vera tragedia dei nostri tempi, infatti, è che spesso i giovani carnefici finiscono per non comprendere che abusando del corpo di una donna contro il suo volere stanno commettendo un crimine atroce. Il risultato è che alla fine anche le vittime finiscono per sentirsi in colpa, per prendere le difese dei propri carnefici. Ilaria Bonuccelli ci racconta un fatto di cronaca avvenuto di recente in provincia di Grosseto. Una ragazza di 15 anni viene stuprata nella sua abitazione da alcuni suoi coetanei nell’ambito di una festa per la fine dell’anno scolastico. Interrogata dal Tribunale dei minorenni per ricostruire i fatti di quella sera, la giovane rilascia delle dichiarazioni agghiaccianti. E’ preoccupata per le conseguenze della sua denuncia nei confronti di quei ragazzi che l’hanno stuprata, e le sovviene un dubbio: il pensiero che forse è stata lei con il suo giovane seno prosperoso ad averli provocati, quella sera non avrebbe dovuto mettere un top. E’ questo ciò che questa giovane vittima ha raccontato ai magistrati.

In una società che ha perso il senso della vergogna e del pudore, come si supera questo pregiudizio che genera violenza? Anzitutto prendendo le distanze da questo modo di raccontare l’universo femminile, riscoprendo la gentilezza delle parole, l’importanza del rispetto, la sacralità della vita umana, la consapevolezza del nostro agire. La banalità del male è sempre dietro l’angolo a giustificare atteggiamenti che generano violenza.

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