CONDANNATO PER STUPRO? PROMOSSO!

Copia di per ammazzarti maglio

PER AMMAZZARTI MEGLIO – CON ILARIA BONUCCELLI E LA PARTECIPAZIONE DI CRISTIANA COVIELLO E ASSUNTA BASENTINI

ASCOLTA IL PODCAST – PUNTATA DEL 30 AGOSTO 2020

In questa puntata di PER AMMAZZARTI MEGLIO, Ilaria Bonuccelli ci porta in Basilicata per affrontare un recente caso di attualità. Il fatto è questo. Un dirigente del Consorzio che gestisce i trasporti pubblici della Regione, condannato in via definitiva per violenza sessuale ai danni di una sua dipendente, la scorsa settimana è stato rieletto al vertice del Consorzio COTRAB.

A quanto pare dal punto di vista legale, non c’è nulla da eccepire. I soci del Consorzio sono società private, che decidono in maniera autonoma dalla politica. Dal canto suo la politica regionale prende le distanze dalla nomina, ed è la stessa assessora ai Trasporti a dichiarare di “non voler partecipare a questa caccia alla streghe“. Nel frattempo, dopo le polemiche suscitate da questa rielezione ( che è arrivata alle cronache nazionali grazie a campagne d’informazione sostenute, tra l’altro, dall’avv. Cristiana Coviello) è stato lo stesso dirigente, Giulio Ferrara, a dimettersi dalla carica in ragione della “violenta campagna di stampa” a suo danno.

Credo che questa vicenda possa essere riassunta in una frase pronunciata, proprio nell’ambito della trasmissione, da Ilaria Bonuccelli: questo Paese in fatto di “indecenza” ci stupisce sempre! E, infatti, in un Paese “normale” ci saremmo aspettati che, di fronte ad una condanna in via definitiva per violenza sessuale su una dipendente, i vertici delle società del Consorzio COTRAB si accordassero circa l’inopportunità di rieleggere un dirigente su cui pende una condanna tanto infamante. In un Paese decente, che a parole si professa contro la violenza sulle donne, ci saremmo aspettati da parte dall’Assessore ai Trasporti della Regione Basilicata, quanto meno un comunicato stampa che esprimesse disappunto per una nomina sulla quale la politica non è potuta intervenire direttamente. Ma tutto ciò non è avvenuto.

Il paradosso è che il violentatore si sente “violentato” dalla campagna denigratoria nei suoi confronti, mentre la vittima della violenza sessuale, per la quale si sono pronunciati tre diversi giudici, ogni giorno si trova ad andare a lavorare nella stessa azienda che ha riconfermato l’incarico e la fiducia alla persona che lei ha avuto il coraggio di denunciare.

Al di là del caso specifico, che ad ogni modo ci rammarica, a destare preoccupazione sono le conseguenze di questa omertà collettiva ed istituzionale. E’ inutile inventarsi apparati normativi per sostenere le donne che subiscono violenza a denunciare il proprio aguzzino, quando poi accadono questi fatti. Una donna vittima di violenza per farcela – ci ricorda la psicologa Assunta Basentini – deve sapere di non essere sola, che c’è qualcuno pronto a tendere la mano in suo soccorso. Peggio di non trovare una “mano” pronta a soccorrerti nel momento del bisogno, c’è solo l’infame gesto di chi ritrae la mano proprio nel momento in cui hai tentato di affermarla per cercare di salvarti.

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