FONDI EUROPEI 2014-2020. COME L’ITALIA NON HA SPESO 53 MILIARDI.

europa lente

Con l’on. Francesca Donato, europarlamentare Gruppo Lega – Identità e Democrazia, membro della Commissione per lo Sviluppo regionale e della Commissione per i problemi economici e monetari.

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In tutti questi mesi ci hanno propinato l’avvento del Recovery Fund come l’inizio della rinascita del nostro Paese, mediante cui superare tutte le criticità economiche e sociali generate dalla pandemia. La realtà, purtroppo, ci pone dinanzi ad una narrazione alquanto diversa. Prenderne coscienza, significa essere pronti ad affrontare le difficoltà che ci aspettano con pragmatismo, poiché la cosa peggiore che può capitarci è di essere impreparati davanti alla sfide che ci attendono. Da questo punto di vista, l’europarlamentare Francesca Donato, attraverso un’efficace parallelismo tra le risorse dei Fondi europei e quelle del Next Generation EU, ci ha fornito una visione ad ampio spettro dell’attuale momento storico.

Il ciclo dei Fondi europei ha una durata di sette anni, quello appena conclusosi si riferiva al periodo 2014-2020. Per accedere a queste risorse ogni paese deve stipulare un Accordo di partenariato con la Commissione europea, attraverso cui lo Stato membro indica le strategie, le priorità e le modalità di attuazione delle risorse. Secondo i dati forniti dall’ex Ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, nell’ambito di un’audizione parlamentare, in sette anni l’Italia è riuscita a spendere soltanto il 28,5% dei 53 miliardi che erano stati assegnati al nostro Paese. Una percentuale, tra l’altro, superiore a quella del ciclo 2007/2013. Tuttavia se andiamo a vedere le performance degli altri paesi Ue, la media di utilizzazione dei fondi non supera il 40%. Ciò significa che, al di là delle problematiche nazionali, c’è qualcosa che non funziona a livello di regole europee. Del resto, se nessun paese riesce a spendere più del 40% dei fondi di cui potrebbe usufruire, è evidente che esiste un problema strutturale. L’on. Donato ci ha confermato che, nelle preposte sedi europee, da diverso tempo si sta discutendo per modificare le norme che regolano l’accesso alle risorse messe a disposizione dall’Europa, con esiti per il momento non troppo confortarti.

Le similitudini con il procedimento relativo alla presentazione del Recovery Plan sono evidenti, con la differenza che i dettami previsti per le risorse del Next Generation EU sono più stringenti, vincolanti e presentano maggiori condizionalità. Indi, l’estremo ottimismo ostentato da chi pensa di avere già in tasca 209 miliardi da spendere è, nella migliore delle ipotesi, fuorviante.

Anzitutto, dovremo essere capaci di presentare un adeguato Piano nazionale di Ripresa e Relisienza ( il c.d. PNRR o Recovery Plan) e, soltanto a seguito dell’approvazione dello stesso da parte del Consiglio, la Commissione europea erogherà il 13% dell’ammontare delle risorse complessive. Successivamente, se non saremo in grado di raggiungere le tappe e gli obiettivi intermedi ( che secondo le indicazione europee devono essere “specifici, misurabili, raggiungibili, realistici e con scadenze precise”) non arriveranno altre elargizioni. Inoltre, per avere accesso ai 127 miliardi di prestiti, dovremo dimostrare di essere stati in grado di spendere tutti gli 81 miliardi di sussidi a fondo perduto. Al riguardo, va detto che tra le ragioni del mancato utilizzo dei fondi europei 2014/2020 risaltano:da una parte il ritardo nell’approvazione dell’Accordo di partenariato con la Ue, che è stato approvato un anno dopo l’inizio del ciclo; dall’altra il ritardo nella designazione delle autorità nazionali chiamate a gestire di fondi, confermate soltanto nel 2018 ( a due anni dalla scadenza del settennato).

Il Governo Draghi compirà il miracolo tanto atteso? Probabilmente sarebbe stato più onesto parlare chiaro agli italiani e prospettare la realtà per quella è: il momento storico è molto difficile e ci aspettano scelte difficili. Il sogno di tornare alla “normalità” non si realizzerà rifugiandosi in vane illusioni, bensì affrontando i problemi con coraggio e realismo. Dal momento che non ci è dato di esprimere la nostra idea di futuro attraverso elezioni democratiche, ci aspettiamo quanto meno di essere trattati da persone mature e benpensanti, laddove possiamo prendere decisioni consapevoli soltanto conoscendo la realtà dei fatti. Le soluzioni, come ci ha indicato l’on. Francesca Donato in questo podcast, ci sono. E dalla politica, adesso, ci aspettiamo un atteggiamento diverso.

Buon ascolto!

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