GLI ACCORDI DI ABRAMO. PROGETTO DI PACE IN MEDIO ORIENTE?

RISIKO – Con Antonio Albanese direttore di AGC Communication, e la partecipazione di S.E. Dror Eydar, Ambasciatore dello Stato d’Israele in Italia e dell’on. Paolo Formentini, presidente del Gruppo di collaborazione parlamentare tra la Knesset e la Camera dei deputati

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Lo scorso 15 di settembre, a Washington, sono stati firmati i c.d. Accordi di Abramo tra Israele, Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, per normalizzare i rapporti in Medio Oriente attraverso scambi di rappresentanze diplomatiche, aperture di voli commerciali, cooperazione in ambito scientifico, tecnologico, culturale e commerciale. Alla solenne cerimonia erano presenti il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed, il suo omologo del Bahrein, Abdullatif Al Zayani, il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Gli accordi sono costituiti da tre diversi documenti: una dichiarazione generale; un accordo bilaterale tra Israele ed Emirati Arabi Uniti; un accordo bilaterale tra Israele e Bahrein. A seguito di questo evento storico, che il presidente Donald Trump ha definito “l’alba di un nuovo Medio Oriente”, per la prima volta lo scorso 16 agosto gli Emirati Arabi Uniti hanno attivato collegamenti telefonici con Israele; il 31 agosto è stato effettuato il primo volo commerciale tra i due paesi; il 12 ottobre una nave commerciale degli Emirati, proveniente dal Golfo Persico, è attraccata al porto di Haifa. Un progetto per creare un futuro di pace, di stabilità politica e prosperità economica per i popoli del Medio Oriente che, com’era presumibile, è fortemente osteggiato dal mondo arabo, che considera ancora Israele un popolo colonialista che ha occupato il territorio della Palestina. Ed è proprio il conflitto israelo palestinese a rappresentare un ostacolo al perseguimento dell’obiettivo di una convivenza pacifica Medio Oriente. “Al riguardo” – osserva Antonio Albanese, direttore di AGC Communication – “sarà importante capire quali saranno le prossime mosse dei palestinesi: prenderanno parte al tavolo delle trattative, oppure radicalizzeranno ancora di più la loro risposta?”.

L’Ambasciatore d’Israele in Italia, S.E. Dror Eydar, è abbastanza ottimista sul futuro degli Accordi. Secondo l’Ambasciatore Eydar, infatti, sta prendendo piede nei paesi arabi la consapevolezza che la vera minaccia per Medio Oriente non proviene da Israele, quanto dall’Iran. ” L’interesse dell’Iran” – dichiara l’ambasciatore israeliano – “è di creare un Medio Oriente instabile, dove l’Iran può esercitare la sua influenza. Prima di questi Accordi il paradigma esistente prevedeva che non si poteva avanzare un dialogo di normalizzazione tra Israele e Stati arabi senza una soluzione al problema palestinese. In questo modo gli Stati arabi hanno di fatto dato ai palestinese un diritto di veto sul loro futuro. Questo adesso è cambiato”, spiega l’Ambascitore. A rappresentare, invece, una concreta minaccia, in questo momento è la presenza degli Hezbollah in Libano – fa notare il direttore Antonio Albanese – in ragione dei depositi missilistici presenti nei sobborghi di Beirut. L’ Ambasciatore Eydar, da una parte rivendica il “diritto di Israele a difendersi”, dall’altra invita a considerare le azioni del partito sciita libanese Hezbollah alla stregua di Movimento Islamico di Hamas, che utilizzano le persone come scudi umani e gli ospedali come basi terroristiche. “Si tratta di una metastasi terroristica” – aggiunge Dror Eydar – “e tutto il mondo dovrebbe chiedere l’immediata eliminazione di questi depositi di esplosivi”.

Non manca la critica alla UE. “L’Europa” – continua l’Ambasciatore – “deve capire che non c’è differenza tra il braccio politico e il braccio militare di Hezbollah. Bisognerebbe dichiarare che Hezbollah è una organizzazione terroristica così come i suoi numerosi affiliati”. E aggiunge: “Dopo un anno in carica come Ambasciatore la domanda che mi faccio è: l’ Europa lo capirà questo?” Nonostante le criticità, Israele pensa al futuro. Il processo di pace è iniziato, e il passo successivo sarà attrarre altri paesi arabi verso gli Accordi di Abramo.

“Il prossimo paese arabo a normalizzare i rapporti con Israele, potrà essere l’Arabia Saudita?” – chiede il direttore di AGC Communication.

“L’Arabia Saudita – risponde l’Ambasciatore Dror Eydar – è un Paese moderato nel medio oriente. Mi auguro che si possa aprire un dialogo interreligioso che non è mai esistito dalla fondazione dell’islam. Abbiamo idee spirituali comuni, che fino ad ora non sono state utilizzate per unire i popoli. Suggerisco a tutti – conclude l’Ambasciatore Eydar – di non farsi impressionare dalla superficie esterna, ma di andare a fondo nella corrente del cambiamento storico, che sta mutando in tutta la regione. Dobbiamo avere pazienza e fede”.

Ad essere positivo su un futuro avvicinamento dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo, è l’on. Paolo Formentini (Lega), presidente del Gruppo di collaborazione parlamentare tra la Knesset e la Camera, che aggiunge: “Sappiamo che stanno ragionando su un accordo anche l’Oman e il Sudan”. L’onorevole Paolo Formentini parla di una “svolta epocale” che potrà portare un grande contributo alla stabilità del Medio Oriente, e invita a non valutare gli accordi puramente in chiave anti iraniana, ma “come opportunità per l’Iran di cambiare la propria politica e, un giorno, magari aderire a questi Accordi”. Anche l’on. Formentini non risparmia critiche all’Europa: “L’Europa sbaglia a non essere compatta, a capire l’importanza di questi accordi, dimostrando ancora una volta di non avere una politica estera”. E il riferimento non è soltanto agli Accordi di Abramo. “Quello che sta succedendo a Cipro è un dramma, ma anche il Libia, dove paesi europei si sono trovati a sostenere fronti militari diversi. Questa situazione, può distruggere l’Unione stessa“, aggiunge Formentini.

Nel frattempo, le forze jihadiste non rimangono a guardare. Andrea Cannizzo – Senior Analist AGC esperto di movimenti jihadisti Al qaeda e Daeshci informa che già dal 13 di agosto scorso Al Qaeda e il Califfato attraverso la loro propaganda in rete hanno cominciato a far girare video e informazioni in aperta opposizione agli Accordi. Ed è stato individuato anche un nuovo nemico da combattere: il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed Al Nahyan, indicato come principale responsabile degli Accordi, nonché traditore nei confronti dei palestinesi e di Allah. A destare preoccupazione – secondo l’analisi di Andrea Cannizzo – è un comunicato divulgato da Al Qaeda martedì 14 settembre, dove si afferma che gli Emirati e il Barehin hanno svenduto la Palestina, quindi sono da condannare. Soprattutto, Al Quaeda avverte gli israeliani e i nuovi “crociati” ( in primis gli USA) di aspettarsi delle vittime a seguito di questi Accordi, e parla esplicitamente di “legittimi obiettivi” nei confronti di Ambasciate, Consolati e cittadini. Insomma, una nuova campagna militare contro l’Occidente.

Ad ogni modo, la Knesset ( il Parlamento israeliano) ha appena ratificato all’unanimità gli Accordi di Abramo, che ormai sono ufficialmente entrati in vigore.

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