LE NORME “OCCULTE” DEL DECRETO RISTORI: COMPROMESSO IL GIUSTO PROCESSO.

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Con la partecipazione di Massimiliano Annetta, avvocato penalista e professore di diritto processuale penale, Università UIL.

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Cosa c’entra il “Decreto Ristori” con il processo penale? I due decreti varati da Palazzo Chigi prevedono misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavorati e alle imprese, norme per il settore della giustizia connesse all’emergenza sanitaria. Com’era ovvio che fosse, l’attenzione dei media su questi decreti ( e di conseguenza quella dell’opinione pubblica) si è focalizzata sostanzialmente sulle disposizioni relative ai ristori economici per i settori produttivi interessati alle chiusure previste dal nuovo DPCM. Soltanto i tecnici del settore della giustizia si sono resi conto della portata delle norme contenute nei due decreti, che vanno ad incidere in maniera pregnante sulle garanzie costituzionali relative al giusto processo.

In particolare, saltano agli occhi due disposizioni. La prima prevede che, per gli appelli proposti contro le sentenze di primo grado, la Corte di appello, in via generale, deciderà in Camera di consiglio senza l’intervento del pubblico ministero e dei difensori. La seconda, invece, sospende i termini di custodia cautelare nei procedimenti penali, per tutto il periodo dell’emergenza. In pratica – ha spiegato l’avv. Massimiliano Annetta, professore di diritto processuale penale presso l’Università UILa seguito dell’emanazione di questi decreti, il grado di appello nel processo penale avrà una trattazione scritta, senza l’intervento dei difensori, mentre un “presunto innocente” rimarrà in carcere sine die in attesa che finisca l’emergenza pandemica. E qui si apre un’altra questione. Le disposizioni che vanno a modificare le garanzie costituzionali del giusto processo, proprio perché emergenziali, dovrebbero avere l’indicazione del loro periodo di validità, ossia una data di entrata in vigore e una scadenza certa, all’occorrenza prorogabile. Diversamente, le norme emergenziali potrebbero configurarsi come riforme strutturali. Il timore espresso dal prof. Annetta è proprio questo, ossia che la legislazione di emergenza venga strumentalmente utilizzata per modificare alla “chetichella” i principi fondanti del processo penale.

Da questo punto di vista, non si mettono in discussione le prerogative del Governo e del Parlamento ad apportare modifiche alle vigenti disposizioni sul procedimento penale, ciò che si contesta è la modalità furtiva utilizzata. Quando si vanno ad intaccare dei diritti fondamentali legali al giusto processo e alle libertà personali, l’iter dovrebbe essere diverso e di tipo parlamentare. Ergo, non si possono trattare questioni tanto delicate attraverso degli articoli spaiati inseriti in un decreto-legge emanato per perseguire tutt’altre esigenze. Il risultato, infatti, è che l’opinione pubblica non è a conoscenza di queste modifiche, mentre l’informazione mainstream è troppo occupata a parlare del colore delle regioni, di mascherine e di scuola, per scomodarsi ad informare i cittadini degli avvenuti cambiamenti sulla giustizia. L’auspicio è che il Parlamento, in uno scatto di orgoglio, chieda lo stralcio di queste norme, per poter affrontare una compiuta disamina della questione nelle sedi istituzionali preposte, e attraverso il coinvolgimento di tutte le parti sociali interessate.

Buon ascolto!

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