L’EUROPA ALLA PROVA DEL CORONAVIRUS

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DELL’ON. LUISA REGIMENTI, EUROPARLAMENTARE DELLA LEGA.

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ON. LUISA REGIMENTI- PARLAMENTO EUROPEO, 29 GENNAIO 2020

La professoressa Luisa Regimenti, è presidente dell’Associazione Nazionale Medici Legali – Medicina Contemporanea e insegna presso l’Università di Tor Vergata. Nel 2019 è diventata parlamentare europea della Lega-Salvini Premier, con 34.962 voti preferenza. Dai banchi del Parlamento europeo il 29 gennaio scorso, quando ancora tutti noi eravamo ignari del flagello che stava per abbattersi sulle nostre vite, l’on. Luisa Regimenti lanciò un grido di allarme, chiedendo all’Europa di insistere presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per spingerla a dichiarare lo stato di emergenza mondiale, nonché di prendere a livello europeo tutte le misure necessarie per fronteggiare l’emergenza sanitaria in arrivo dalla Cina. Tutto documentato nel video qui riportato. Ciò significa che già alla fine di gennaio i nostri governanti avevano già a disposizione le informazioni necessarie per intervenire. E, infatti, ai microfoni di Radio Sparlamento l’on. Regimenti ha raccontato che in quel momento “ciò che arrivava dalla Cina faceva presagire la catastrofe”. L’appello dell’on. Regimenti non venne ascoltato, anzi per le sue dichiarazioni fu anche derisa da diversi colleghi ( anche questo documentato negli interventi della seduta del Parlamento europeo del 29/1/20). Appena il giorno seguente, il 30 di gennaio, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nell’ambito di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, rassicurava la popolazione che la situazione era sotto controllo. Il 10 marzo tutto il Paese è stato costretto a fermarsi per cercare di non soccombere alla pandemia: oltre 30 mila nostri connazionali, non ce l’hanno fatta. Non possiamo evitare di chiederci come sarebbe oggi la situazione, dal punto di vista sanitario, sociale ed economico, se l’appello dell’on. Regimenti fosse stato quanto meno preso in considerazione.

Durante la quarantena, l’on. Luisa Regimenti ha utilizzato il suo tempo per scrivere il libro “L’Europa alla prova del Coronavirus: una sfida o un’occasione mancata?”, raccogliendo dopo giorno riflessioni e valutazioni, scientifiche e politiche, per gestire l’emergenza. Nell’intervista che ieri l’on. Regimenti ha rilasciato ai microfoni di Radio Sparlamento, l’europarlamentare della Lega ha messo a fuoco alcune questioni che dovrebbero sollecitare una profonda riflessione in merito alle modalità con cui continua ad essere gestita la società al tempo del Covid-19. Il dubbio, sempre più fondato, è che l’emergenza sanitaria causata dal coronavirus sia stata strumentalizzata per adattare la democrazia alle esigenze di chi oggi, a diversi livelli, detiene il potere. Se così fosse, le nostre libertà fondamentali sarebbero messe in serio pericolo da un’insidia peggiore del virus: la propaganda politica. “In questi mesi” – ci racconta l’on. Regimenti – “ho sentito tante sciocchezze, cose inesatte, imprecise e spesso false, da parte di sedicenti esperti che in televisione hanno praticamente riscritto i trattati di medicina”.

L’on. Regimenti arriva anche a definire il divieto di effettuare le autopsie sui morti di Covid un “abominio scientifico” . Questo punto merita un approfondimento. Su oltre 30 mila morti in Italia – spiega l’europarlamentare della Lega – sono state effettuate soltanto 17 autopsie, quelle attraverso cui la comunità scientifica è riuscita a comprendere le lesioni anatomo patologiche causate dal virus. L’on. Regimenti, in qualità di medico legale, ci ha spiegato che l’ondata dei decessi iniziali causati dal Covid si è verificata in quanto, poiché si trattava di un virus sconosciuto, si curavano i sintomi anziché le cause della malattia. Infatti, all’inizio l’attenzione era stata messa sull’insufficienza respiratoria, che è un sintomo della malattia da Covd-19. Soltanto a seguito dei riscontri delle autopsie si è capito che bisognava intervenire sulle micro embolie, che oggi vengono adeguatamente trattate con farmaci specifici, tipo l’eparina. Non a caso, il numero dei decessi si è enormemente ridotto. Perchè allora il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha vietato di effettuare le autopsie? Seconda la versione ufficiale sarebbe stato pericoloso esporre i medici legali che effettuano le autopsie al virus. Se il Ministro avesse chiesto un parere a qualsiasi medico legale sarebbe stato rassicurato su questa eventualità, tant’è che l’on. Regimenti, da medico legale, ha chiarito che quando un professionista effettua un’autopsia non sa mai di fronte a cosa potrà trovarsi, per questo i medici legali sono preparati sempre a tutto, e utilizzano ogni volta le giuste misure di sicurezza. La domanda iniziale, rimane senza una risposta e solleva diversi dubbi.

L’on. Luisa Regimenti, contesta anche le statistiche sui morti e i contagiati, ossia i bollettini quotidiani a cui siamo sottoposti ad ogni ora del giorno. Dal punto di vista scientifico – ci spiega l’on. Regimenti – è inesatto affermare che una persona è morta per il Covid, poiché i decessi riguardano persone che, quando sono stati contagiati, già soffrivano di patologie concomitanti. Da questo punto di vista, i numeri esponenziali di “morti per Covid”, non possono essere considerati “verità scientifiche”, perché in realtà nemmeno i medici possono pronunciarsi con certezza sul merito della questione.

Veniamo alla questione dei c.d. “casi dei positivi asintomatici”. Anzitutto, l’on. Regimenti ci spiega di cosa si tratta. “Un positivo asintomatico – spiega la prof.ssa Regimenti – è un vaccinato. Cioè è una persona che è venuta in contatto con il virus, il suo sistema immunitario lo ha riconosciuto, è riuscito a combatterlo e non ha sviluppato la malattia. Quindi è una persona immunologicamente sana. In pratica è una buona notizia, non una cattiva notizia”. Il punto è che nel computo dei malati che ogni giorno ci propinano, sono sommati anche i positivi asintomatici. Viene spontaneo chiedersi se “nelle alte sfere” ci sia la volontà di gonfiare appositamente le statistiche sul Covid-19, per fare “terrorismo” mediatico e culturale.

La questione vera – osserva l’on. Regimenti – è che in questo momento non esistono “verità scientifiche” e bisognerebbe avere l’umiltà di ammetterlo, invece di spaventare le persone per giustificare un mancato ritorno alla normalità. Facciamo un passo indietro. A marzo ci è stato detto che era necessario chiudere il Paese per contrastare il dilagare dell’epidemia. Ma attenzione, la malattia Covid-19 causata dal coronavirus non è letale per chi la contrae. In quel momento l’emergenza era sanitaria: non si conosceva il virus, quindi non era possibile curarlo adeguatamente. In altre parole il Covid-19 ha generato in tutto il mondo un’emergenza sanitaria, il lockdown doveva servire a dar modo alla politica di impiegare risorse adeguate per fronteggiare la pandemia. A distanza di 7 mesi, sappiamo che il Covid-19 è una malattia che può essere curata come qualsiasi altra malattia, e che può provocare decessi come qualsiasi altra malattia. Allora perché il Paese fatica a tornare alla normalità? Per normalità, non si intende fare finta che il virus non esita. Significa prendere atto che in questo momento storico bisogna convivere con una malattia che può portare alla paralisi la nostra società, ed è quindi necessario prendere le giuste misure di sicurezza. Detto questo, è indispensabile cominciare a riprogrammare le nostre vite, non vivere ogni giorno senza sapere quello che potrà accadere la settimana successiva. Questa situazione sta portando il Paese alla paralisi , e le conseguenze economico-sociali, purtroppo saranno evidenti dal prossimo anno. Di certo, una popolazione intimorita dai “numeri” non si oppone con fermezza contro chi avrebbe dovuto gestire la situazione pandemica per riportare la situazione sotto controllo. Sarà per questo che i numeri dei morti e contagiati sono “gonfiati”?

La questione, in realtà, non riguarda soltanto il nostro Paese. L’Europa a livello sanitario sta facendo molto poco per risolvere la situazione, ecco perché molti osservatori considerano il Next Generation EU uno specchietto per le allodole, che di certo ha spostato l’attenzione dalle questioni merito a “quanti soldi possiamo ottenere”. Ci spiega l’on. Regimenti che non sono ancora state varate linee guida sanitarie europee per tutti gli Stati, soprattutto non si sta facendo il necessario per rendere l’Europa autonoma dagli Stati terzi riguardo all’approvvigionamento dei dispositivi e dei farmaci. Difatti, molte materie prime necessarie per lavorare i farmaci che vengono prodotti in Europa provengono dall’estero. Se questi Paesi dovessero smettere di rifornirci, il nostro Continente rimarrebbe senza farmaci, e non solo per Covid-19. Perché queste informazioni non vengono fornite dai cittadini?

C’è poi la questione dell’emergenza dei migranti, che la revisione dei decreti sicurezza contribuirà a peggiorare. L’on. Luisa Regimenti parla di vere “bombe infettive”, e non solo in riferimento al Covid. “Da medico – dice l’on. Regimenti – pretendo che nei Centri di accoglienza ci sia un’assistenza sanitaria regolare per queste persone, che devono essere visitati e controllati periodicamente”. Il problema, infatti, non è l’accoglienza, è ciò che succede dopo quando queste persone sono lasciate libere di andare in giro in ogni dove sul territorio nazionale. E’ la prima volta che mi capita si sentire un politico, oltretutto con competenze mediche, affermare apertamente che bisogna tenere presente che i migranti hanno portato nel nostro Paese malattie che erano in quiescenza, come la tubercolosi, la meningite e la scabbia. L’unico medico che, intervistato, mi ha riportato lo stesso problema, è stato il prof. Miedico, successivamente radiato dall’Ordine dei Medici. A noi italiani, però impongono le vaccinazioni obbligatorie e le mascherine H24.

Come usciremo da questa situazione? O meglio, riusciremo a farlo? L’on. Regimenti – da buona cattolica – non perde l’ottimismo. “La ricetta per la felicità non ce l’ha nessuno – dice – speriamo sia l’occasione per procedere tutti insieme verso un nuovo futuro”. Noi di Radio Sparlamento, che siamo un po’ più cattivi, non possiamo non mettere in evidenza che proprio il partito accusato di essere negazionista della pandemia e delle sue conseguenze, sia stato il primo ad aver lanciato a livello europeo un grido di allarme per metterci tutti in salvo prima dell’arrivo della tempesta, e non è stato ascoltato! Ma questa è l’epoca del paradosso, quella della “non-ragione”, come aveva previsto Charles Handy.

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