L’ITALIA IN CRISI, MA IL GOVERNO REGALA ALLA RAI 85 MILIONI DI EURO.

rai

COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI, AUDIZIONE DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA, ROBERTO GUALTIERI.

Cristina Del Tutto,
direttore Radio Sparlamento

L’ audizione del Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che si è svolta mercoledì scorso nella Commissione di vigilanza Rai, ha assunto una dimensione quasi surreale. All’annuncio del Governo di voler elargire alla fallimentare gestione RAI altri 85 milioni di euro nella legge di bilancio, si sono sollevate aspre critiche tanto dalla maggioranza, quanto dall’opposizione. In un momento tragico per il Paese, in cui si stanno chiedendo sforzi immani agli italiani e a tutto il sistema produttivo del Paese, la televisione pubblica riceve un premio di quasi cento milioni di euro per aver svolto male il suo lavoro ed aver speso male i soldi che vengono prelevati d’imperio agli italiani.

L’ on. Giorgio Mulè, di Forza Italia, è stato il primo a scagliarsi contro il Ministro Gualtieri, ed ha parlato di una scelta vergognosa da parte del Governo, che in questa crisi non ha di certo mostrato la stessa disponibilità nei confronti dell’intero comparto editoriale e televisivo italiano.

E’ l’on. Federico Mollicone a ricordare che dei 100 miliardi di scostamento accordati dal Parlamento, il Governo ha assegnato al Fondo per il pluralismo soltanto lo 0,2%, ossia 200 milioni, quando la Francia ha stanziato per il settore 1 miliardo di euro. Ciò significa che, quando la pandemia sarà passata, il settore dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale sarà in ginocchio.

Non solo. L’attuale amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, di fatto sfiduciato dal Ministro Gualtieri ma ancora ben ancorato alla sua poltrona, ha annunciato una diminuzione del badget per le fiction Rai di circa 80 miliardi. Una scelta che, come ha messo in evidenza dall’on. Alessandro Morelli, della Lega, andrà a penalizzare e mettere in crisi proprio le aziende broadcaster italiane, per le quali le fiction sono un core business essenziale. Senza contare tutto l’indotto che c’è dietro a questo mondo.

Il malumore si è fatto sentire anche nella maggioranza. L’on. Alberto Airola, del M5S, vuole vederci chiaro. Denuncia la poca trasparenza dei conti, soprattutto quelli che derivano dal canone pagato dai cittadini. La domanda che è rimasta senza risposta è: a chi vanno questi soldi, e come vengono spesi?

Ma a parlare fuori dai denti è un altro membro della maggioranza, l’on.Michele Anzaldi, di Italia Viva, che non risparmia critiche durissime all’Esecutivo. Già, perchè c’è un’altra questione. Il CdA guidato da Salini, che rimarrà in carica per altri quattro mesi, ha annunciato oltre venti nomine dirigenziali da oltre 130 mila euro ciascuna. L’on. Anzaldi fa presente che tutto il settore televisivo è in crisi in questo momento, eppure gli altri Gruppi non sono in perdita, e i loro dipendenti hanno anche optato per contratti di solidarietà. E poi c’è la questione dei contenuti, che non è irrilevante per un’azienda televisiva. L’on. Alzandi lo dice senza mezzi termini: l’informazione politica e di intrattenimento è fornita alla reti Mediaset e da La7, la Rai è quasi completamente assente nonostante abbia a disposizione ben tre reti pagate dai cittadini!

Tutte belle parole, quelle dei nostri parlamentari. C’è qualcosa, però, che non torna. E’ lo Stato l’azionista pubblico di controllo, con il quale la società Rai è legata da un contratto di servizio. E’ il Parlamento in seduta comune a nominare i componenti del CdA della Rai ( soltanto l’AD viene nominato dai consiglieri). C’è anche una Commissione bicamerale di vigilanza sull’operato della Rai. Non è chiaro allora chi fa cosa, e a nome di chi. Sopratutto, di chi è la responsabilità della gestione amministrativa della Rai e delle scelte riferite al palinsesto? Non è una questione di poco conto, perchè questo enorme mostro chiamato Rai ingurgita ogni anno oltre 2 miliardi di euro di soldi pubblici, e di informazione e di cultura ne vediamo veramente poca.

Questi i dati forniti ieri dal MEF. Nel 2019 la Rai ha avuto ricavi pari a 2 miliardi e 443 milioni di euro, di cui circa 1 miliardo e 758 milioni derivanti dal canone estorto ai cittadini, mentre altri 540 dai proventi della pubblicità. Il personale costa allo Stato oltre 900 milioni di euro all’anno; oltre 1 miliardo e 300 milioni ricadono nella voce “costi operativi”. Più in generale, il Ministro Gualtieri ha parlato di un peggioramento dell’indebitamento netto della società, che è passato dai 251 milioni del 2018, ai 537 milioni del 2019. E il 2020 sarà ancora più disastroso.

L’ultima parola spetterà al Parlamento, in sede di approvazione della legge di bilancio.

Questi numeri per gli italiani che cercando di sopravvivere a questi crisi economica generata allo stomaco sono peggio di un pugno allo stomaco. Se la politica vuole rispetto ed esige il rispetto delle regole, allora deve cominciare a rispettare gli italiani, perché la pazienza sta per finire. L’ultima parola sulla Rai spetterà al Parlamento, e il Parlamento questi 85 milioni di euro alla Rai non li deve concedere.

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