MEDIO ORIENTE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI -Intervista ad Antonio Albanese, direttore di AGC Communication

La crisi nel Medio Oriente nell'era della post-pandemia
ore 15.00 - Risiko

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INTERVISTA AD ANTONIO ALBANESE, DI CRISTINA DEL TUTTO – 11/6/20

La pandemia, almeno in Italia, ha accentuato la cattiva abitudine della politica e dell’informazione ad occuparsi delle questioni prettamente nazionali, dimenticando che in una società globale ciò che avviene dall’altra parte del mondo, prima o poi, avrà degli effetti anche nella nostra dimensione piccola nazionale. Oltretutto, quando si parla di Medio Oriente, ci riferiamo a Paesi che per posizione geografica sono affini alle dinamiche del Mediterraneo. Ignorare le questioni geopolitiche che stanno caratterizzando in questo momento il Medio Oriente e i diversi attori internazionali che sono diventati protagonisti di queste dinamiche, significa rischiare ancora una volta di ritrovarci nel breve periodo a non saper gestire come “sistema Paese” l’ennesima crisi internazionale, compresa una nuova ondata di pandemia che probabilmente arriverà proprio dal Medio Oriente. La Turchia ha invaso i confini della Grecia, e quindi dell’Unione europea, eppure l’opinione pubblica sembra ignorare una provocazione tanto grave da parte dell’ex Impero Ottomano. Israele si appresta ad annettere unilateralmente alcuni territori della Cisgiordania, una decisione che se si dovesse concretizzare aprirà una stagione di conflitti senza precedenti, e le recenti prese di posizione della Giordania ne sono presagio. Tutto il Medio Oriente è in fermento, e si registrano tensioni praticamente ovunque: in Libia, in Siria, in Algeria, in Libano, in Qatar. L’Unione Europa rimane a guardare senza una strategia e una visione del futuro. In questo approfondimento, il direttore di AGC Communication, Antonio Albanese, ci fornisce una disamina esaustiva delle maggiori criticità che al momento si registrano nel c.d. Medio Oriente allargato e degli interessi in gioco che, come prevedibile, riguardano l’accaparramento delle fonti energetiche. E ciò significa, che i conflitti sono appena iniziati.


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