RECOVERY FUND: LE TAPPE, I TEMPI, LE PRIORITÀ.

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AUDIZIONE PARLAMENTARE DEL COMMISSARIO EUROPEO ALL’ECONOMIA, PAOLO GENTILONI

Il Parlamento riprendere i suoi lavori, dopo la pausa estiva, e il primo importante appuntamento è con il Commissario Europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che ieri ha riferito nelle Commissioni Riunite Bilancio e Politiche europee di Camera e Senato.

Nell’ambito dell’ audizione, il Commissario Gentiloni ha chiarito le tappe, i tempi e le priorità a cui dovranno attenersi i 27 Paesi dell’Unione europea nell’attuazione del Next Generation UE. “E’ un’opportunità, ma anche una grande responsabilità – ha dichiarato Paolo Gentiloni – per rendere le nostre economie più resilienti, competitive e sostenibili”. Un imponente progetto da 750 miliardi di euro. L’Italia, nell’ambito di questa strategia comune, sarà il Paese che potrà contare sul volume più alto di risorse: circa 209 miliardi ( tra sovvenzioni e prestiti) messi a disposizione attraverso il c.d. Recovery Fund (Recovery and Resilience Facility).

Per accedere a questi fondi, ogni Stato dovrà presentare un Piano nazionale di ripresa e resilienza. Questo percorso inizierà dal 15 di ottobre, quando i singoli governi potranno presentare le prime bozze con l’indicazione degli obiettivi generali, le linee di intervento e le priorità. La presentazione “formale” e definitiva dei Piani, avverrà dai primi mesi del 2021 e fino alla fine di aprile, definito come termine ultimo. Da quel momento, la Commissione avrà 8 settimane di tempo per proporne al Consiglio europeo l’approvazione. Il Consiglio, dopo “una esaustiva discussione”, avrà a disposizione ulteriori 4 settimane per decidere a maggioranza qualificata. Al momento dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio, allo Stato membro verrà erogato dalla Commissione il 10% dell’ammontare del Piano. Le successive erogazioni, invece, avverranno a cadenza semestrale e – ricorda il Commissario Gentiloni – saranno legate ad una procedura complessa sulla base dei risultati raggiunti a livello nazionale e sul rispetto dei tempi previsti. Quindi: l’approvazione definitiva dei Piani è prerogativa del Consiglio, le erogazioni delle risorse sono di competenza della Commissione. La restituzione del debito avrà durata trentennale, a partire dal 2026. Le “condizionalità” che ogni Paese dovrà rispettare per ricevere ulteriori erogazioni in denaro, saranno due. Non basterà attenersi soltanto alle tempistiche. I risultati raggiunti dovranno essere esattamente quelli descritti nel Piano approvato dal Consiglio europeo.

I Piani nazionali – chiarisce il Commissario all’Economia – dovranno rappresentare la giusta armonia tra responsabilità nazionali ed equilibrio europeo. Da questo punto di vista, Paolo Gentiloni ha chiarito da una parte che i Piani non saranno redatti o imposti da Bruxelles, dall’altra che la Commissione non è un intermediario finanziario, ma ha l’obbligo di garantire le priorità comuni europee. E le priorità europee sono tre. La prima priorità è contribuire alla sostenibilità ambientale. Il Next generation prevede un vincolo del 30% legato alla transizione ambientale, che all’interno dei singoli piani nazionali sarà di circa il 35% delle risorse complessive. E’ anche specificato che nei Piani nazionali non saranno accettate misure e investimenti dannosi per l’ambiente. La seconda priorità è rappresentata dalla resilienza e sostenibilità sociale. La terza priorità riguarda la transazione digitale.

C’è poi un’ulteriore indicazione che i singoli Paesi dovranno seguire nel redigere i Piani nazionali, e trattasi del rispetto del pacchetto di raccomandazioni che la Commissione ha predisposto per ogni Paese, in particolare quelle relative al 2019/2020. Per quanto riguarda il nostro Paese, esse riguardano soprattutto: la digitalizzazione, l’adeguamento delle strutture sanitarie, la riforma della giustizia civile e della Pubblica Amministrazione, l’aumento del tasso di occupazione, soprattutto riguardo al Sud e alla popolazione giovanile e delle donne.

Ciò detto, appare chiaro che le risorse del Recovery Fund saranno disponibili a partire dalla seconda metà del 2021. Oltre al pacchetto Sure, che è intervenuto per finanziarie la cassa integrazione, le risorse disponibili nel 2020 – chiarisce Paolo Gentiloni – sono i fondi del RIACT-UE e dell MES. L’allocazione dei 47 miliardi del RIACT-EU è ancora in corso di discussione, si tratta comunque di risorse che saranno disponibili nell’ultimo trimestre del 2020.

Esiste una evidente diffidenza nei confronti del Meccanismo Europeo di Stabilità,anzitutto perché si tratta di un organismo non comunitario ma intergovernativo, con un proprio CdA che prende le sue decisioni. Tuttavia, nell’ambito della sua audizione, il Commissario Gentiloni ha chiarito due punti in merito alla cancellazione delle condizionalità macroeconomiche per i prestiti straordinari destinati ad affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19. Anzitutto, a seguito di una lettera della Commissione del 7 maggio 2020 ( a firma Gentiloni/Dombrosky), il CdA del MES si è espresso per la non applicazione delle norme sul rafforzamento della “sorveglianza economica e di bilancio” per i prestiti con destinazione vincolata all’adeguamento sanitario. Da ultimo, il Parlamento europeo, in data 19 giugno ha approvato – spiega il Commissario all’Economia – un emendamento al Regolamento UE del 13 maggio 2013, che specifica in maniera inequivocabile che per la linea di prestiti per il settore sanitario non ci saranno richieste legate alla situazione macro economica degli Stati. Rimane il fatto, però, che al momento, nonostante tutte queste rassicurazioni, dei 27 Paesi della UE soltanto Cipro ha richiesto di accedere a questa linea di credito.

Un aspetto di non poco conto per decifrare la portata complessiva del Next Generation UE riguarda la reintroduzione delle norme sul patto di stabilità e sugli aiuti di Stato, e su questo punto diversi parlamentari hanno chiesto lumi al Commissario. Parrebbe, tuttavia, che al momento la questione sia stata lasciata in sospeso. L’auspicio del Commissario Gentiloni è che le clausole che hanno sospeso il patto di stabilità non vengano reintrodotte presto, in quanto potrebbero generare effetti recessivi. Allo stesso tempo – aggiunge Gentiloni – tornare a delle regole condivise, non significa tornare alle stesse regole di prima. Ma questo è soltanto un auspicio. Ad ogni modo, Gentiloni avverte il nostro Paese: “Non possiamo immaginare che questa grande operazione europea abbia cancellato il debito pubblico italiano”. E questo suona più come un avvertimento.

Di buon auspicio, e molto apprezzabile, è stato l’intervento del neo presidente della Commissione Affari europei del Senato, il sen. Dario Stefano, il quale “correggendo” un’affermazione del Commissario Gentiloni, ha voluto sottolineare che non è il Governo a dover varare il Piano nazionale, ma il Parlamento. Non solo. Ha anche esplicitamente invitato la politica ad “evitare una deriva governativa”. Davanti ad un Piano di oltre 200 miliardi, che impegnerà il Paese per circa 30 anni, non è pensabile che sia soltanto una parte politica a decidere il futuro dell’Italia. Il fatto che a pronunciare queste parole sia stato un membro dell’attuale maggioranza, nonché presidente di una Commissione cruciale in questo momento politico, ci fa ben sperare!

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