REPORTER ALLO SBARAGLIO? Con l’on. Alessandra Ermellino e Antonio Albanese, direttore di AGC Communication

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REPORTER ALLO SBARAGLIO? – CON L’ON. ALESSANDRA ERMELLINO E ANTONIO ALBANESE, DIRETTORE AGC COMMUNICATION

Le loro inchieste fanno il giro del mondo. Rischiano la vita per informare. Non hanno alcuna tutela. E’ la condizione in cui si trovano soprattutto i giornalisti italiani che inseguono le notizie in ogni parte del mondo. E quando le loro inchieste fanno emergere questioni scottanti, che certi regimi preferirebbero tenere nascosti, allora arrivano le intimidazioni. Mettere il bavaglio all’informazione e alla libera circolazione delle notizie, significa mettere a repentaglio la tenuta del sistema democratico. La politica, questo lo ha compreso? Dal 2018 in Parlamento sono state depositate diverse proposte legislative che andrebbero a tutelare la “funzione” del giornalista, anche mediante apposite previsioni per salvaguardare l’incolumità di quei professionisti oggetto di minacce, così come per prevenire i fenomeni intimidatori. Eppure, nei piani alti dei Palazzi della politica dove si decidono le priorità del Paese, si prende tempo. Lo scorso venerdì 17 luglio alla Camera dei deputati è stata discussa l’interpellanza presentata dall’on. Alessandra Ermellino, attraverso cui la parlamentare ha chiesto al Governo un intervento a tutela della libertà di stampa e per la salvaguardia dell’incolumità dei giornalisti che operano in Italia, nonché una presa di posizione pubblica per stigmatizzare l’atteggiamento di Neville Gafà nei confronti del giornalista Nello Schiavo. La risposta del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giulio Castaldi, non lascia intravedere un cambio di rotta da parte dell’Esecutivo. Non solo. Il direttore di AGC Communication, Antonio Albanese, ha fatto notare come, proprio in relazione alla vicenda di Nello Scavo, tanto il Ministero degli Esteri quanto la Presidenza del Consiglio abbiamo ( per usare un termine giornalistico) “preso un buco grosso come una casa”. Secondo il Sottosegretario Castaldi, infatti, il signor Gafà non ha mai avuto incarichi ufficiali nel Governo maltese, ergo l’Esecutivo italiano non si “sente autorizzato” ad intervenire pubblicamente in difesa di un giornalista italiano che, nell’ambito della sua inchiesta sul traffico di migranti, ha ricevuto pubbliche minacce. Ricordo che il signor Gafà, a mezzo di twitter, intimò a Nello Scavo: ” Ferma i tuoi affari sporchi, altrimenti ti fermeremo noi”. Peccato che – ha opportunamente fatto notare Antonio Albanese – è noto a tutti che Neville Gafà all’epoca dei fatti era alle dipendenze del Governo maltese come consulente dell’ex Premier Muscat. Ponzio Pilato, non avrebbe fatto di meglio! Nel frattempo, la Corte Costituzionale ha dato alla politica un anno di tempo per legiferare sulla disciplina che punisce con il carcere i giornalisti condannati per reato di diffamazione. Riuscirà il nostro Parlamento in questa impresa? Senza un’adeguata normativa i giornalisti, specialmente quelli indipendenti, continueranno ad essere professionisti allo sbaraglio, alla mercé degli eventi. Speriamo che non debba “scapparci il morto” per far intervenire il legislatore.

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