RIEDUCARE E’ POSSIBILE?TESTIMONIANZE DAL CARCERE DI PADOVA

3D render of a crime scene tape against defocussed background

NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER – Con Giulia Schioppetto, criminologa e psicologa investigativa

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In questa puntata Giulia Schioppetto, criminologa e psicologa investigativa, ci porta ad interrogarci sulla funzione rieducativa della pena come prevista dall’articolo 27, comma 3, della nostra Costituzione, secondo cui “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”. In questo contesto, tuttavia, Giulia Schioppetto ci porta ad affrontare la questione oltre la mera disquisizione giuridica. Attraverso le testimonianze dirette di alcuni giovani carcerati, detenuti nel carcere di Padova, incontreremo “persone in carne ed ossa” che stanno affrontando un percorso di responsabilizzazione e consapevolezza delle azioni che hanno commesso. Un percorso interiore che porta il detenuto a mettersi di fronte al male che ha causato per ridare un senso diverso al proprio vissuto personale, perché molti di loro un giorno si troveranno a confrontarsi di nuovo con la società. Questi progetti di rieducazione, infatti, danno ai detenuti la possibilità di confrontarsi con altre persone: esperti del settore, persone della società civile, volontari, ragazzi delle scuole. In altre parole, è data loro la possibilità di imparare a conoscere in maniera diversa il mondo che si sono lasciati alle spalle, quello che vive oltre i muri delle carceri. Uno di questi giovani detenuti racconta di quanto sia stato determinante per il suo percorso rieducativo raffrontarsi con opinioni diverse: “L’importanza del confronto con la società mi ha fatto capire non solo come dovevo cambiare, ma anche cosa la società civile si aspetta da me quando uscirò dal carcere”.

“Ascoltando le persone che mi seguono con fiducia, ho imparato ad accettare la fragilità che esiste in ognuno di noi. Adesso mi sento una persona più limpida e determinata – racconta Giovanni – perchè sono orgoglioso del mio cambiamento, che da solo non potevo fare. Non c’erano gli stimoli giusti e nemmeno le persone adatte che mi seguissero con interesse, perchè nessuno si può rieducare da solo vivendo una carcerazione da ghetto. Se alcuni spiragli si sono aperti nella mia vita, lo devo ai volontari che mi hanno condotto verso un mondo di confronto e di dialogo, mettendomi davanti alle mie responsabilità, lavorando giorno dopo giorno sul mio terribile passato”.

Nessuno cambia da solo, e il cambiamento non è mai a senso unico. Da una parte c’è il detenuto, che ha la possibilità di trasformare il suo vissuto violento in una vita pacifica all’interno della società. Dall’altra c’è società, che ha il dovere di interrogarsi sulle condizioni ambientali e psicologiche che inducono gli individui a superare la linea di confine che ci tiene al riparo dal Male, per poter prevenire ed evitare che altre persone si smarriscano lasciando dietro di loro una scia di dolore.

“Adesso so cosa mi ha portato via la vita. La mancanza di conoscenza, del valore delle regole e della straordinaria forza delle parole” racconta Giovanni.

Per concludere. Rieducare è possibile? Dal nostro punto di vista, non solo è possibile, è un dovere etico irrinunciabile, anche nella consapevolezza che non tutte le persone vogliono o possono essere rieducate.

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