RISIKO – L’ARMA CINESE DEL 5G

ore 15.00 - Risiko

Con il sen. Andrea DE BERTOLDI, l’on. Massimiliano CAPITANIO, Antonio ALBANESE e Graziella GIANGIULIO, direttore e condirettore di AGC Communication

PODCAST – PUNTATA DI MERCOLEDÌ 5 AGOSTO ORE 15.00

Le Istituzioni nazionali si apprestano a gestire l’inevitabile rivoluzione tecnologica. Anche in questo ambito, a destare preoccupazione è ancora una volta la politica espansionistica della Cina, che sta utilizzando l’arma tecnologica del 5G per conquistare l’Occidente.

La politica italiana, in questa prospettiva, si troverà nel breve periodo a prendere decisioni che tracceranno inesorabilmente il percorso del nostro futuro. Ogni scelta presa, fatalmente escluderà tutte le altre. Il principio di precauzione, quindi, suggerirebbe al decisore politico di valutare tutte le implicazioni della sua strategia, prima di fare le sue mosse (e non dopo).

La prospettiva di realizzare un’autostrada digitale che percorra tutto il territorio nazionale, in grado di colmare il gap tecnologico dell’Italia e aumentare significativamente il Pil, è senza dubbio una prospettiva allettante. Ma qual è il prezzo che la nostra società dovrà pagare nel lungo periodo per questa scelta?

La Cina si è preparata a vincere questa battaglia decenni fa, ed ha già pianificato tutto. Il nuovo Celeste Impero si appresta a conquistare il “barbaro” Occidente e dominarlo per millenni, non per una manciata di decenni. La forza dei cinesi è proprio quella di porsi obiettivi a lungo periodo, lavorare sodo per raggiungere lo scopo prefisso, colpire soltanto al momento opportuno.

E il vantaggio tattico alla Cina è stato offerto proprio dal Vecchio Continente. Quando la Cina ha cominciato a considerare strategico il settore hi-tech, l’Italia e gli Stati europei hanno pensato bene che non fosse più conveniente investire nella tecnologia, dal momento che era possibile comprarla a basso costo da Pechino.

Questo il risultato: oggi è praticamente impossibile realizzare la tecnologia 5G senza stringere un “patto col diavolo” con il regime cinese. Non basta infatti escludere Huawei dalla lista dei fornitori della tecnologia 5G, giacché la Cina (che si sta preparando da tempo a questo momento) continua ad acquisire quote rilevanti in società quotate in borsa che forniscono tecnologia 5G.

C’è poi la questione dei Paesi Balcani, che a livello economico dipendono sempre di più dagli investimenti cinesi. Le antenne 5G cinesi installate in Croazia, Serbia, Bosnia, Albania, Kosovo, non avrebbero nessun problema a captare e catturare i dati italiani. Non è un caso che tra le Missioni internazionali dell’Italia per il 2020, figura il mantenimento della sicurezza cibernetica nei Balcani.

In questo momento nel Parlamento italiano coesistono almeno due posizioni, che stanno osservando il fenomeno 5G da diversi punti di vista. Una parte, che abbraccia partiti tanto di maggioranza quanto di opposizione, spinge per accelerare l’attuazione del 5G nel territorio nazionale. L’altra parte, invece, chiede di valutare con maggiore attenzione le conseguenze per la sicurezza nazionale prima di dare attuazione al 5G Action Plan italiano.

L’auspico è che queste due “anime” del Parlamento comincino a dialogare, per trovare una sintesi e una linea comune. Spiegare il 5G al Paese, significa anzitutto rendere edotta la cittadinanza in merito a tutte le conseguenze derivanti dalla rivoluzione tecnologica. Non vorremo trovarci tra vent’anni a fare la fine di Hong Kong.

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