RISIKO – MAR CINESE. E’ QUASI GUERRA? Con Antonio Albanese, direttore di AGC Communication

ore 15.00 - Risiko
MAR CINESE. E’ QUASI GUERRA.
CON ANTONIO ALBANESE, DIRETTORE DI AGC COMMUNICATION

Lontano dai nostri occhi e dai nostri pensieri, si sta svolgendo un duro braccio di ferro tra gli U.S.A. e la Cina per il controllo di una vasta area di mare su cui si affacciano, tra gli altri, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e l’Indonesia. La posta in gioco è alta. Chi avrà la meglio nel Mar Cinese Meridionale si aggiudicherà il controllo di circa 3/4 del commercio internazionale, ed avrà a disposizione un’enorme miniera sottomarina di risorse naturali. La questione è che il Dragone cinese, che si profonde in inchini a livello diplomatico, da diversi anni e in maniera unilaterale ha “invaso” le acque internazionali rivendicando un suo presunto diritto storico su quelle aree, contravvenendo in siffatto modo ad una sentenza della Corte dell’Aja. Le tensioni, infatti, non sono soltanto tra Pechino e Whashington, ma anche tra la Cina e gli altri Paesi bagnati da quelle acque. La guerra militare ed economica è quanto mai vicina, dal momento che la Cina attende solo un pretesto per accendere la miccia. Nel suo mirino, infatti, c’è Taiwan, e non solo per risolvere le annose rivendicazioni sul territorio. Se il Dragone cinese dovesse mettere le mani sull’Isola di Formosa avrebbe il controllo di tutto il mercato dei chip a livello mondiale. Un potere immenso! Davanti a questo scenario da guerra fredda e dalle conseguenze catastrofiche, l’Europa è totalmente assente sulla scena internazionale: troppo impegnata a fare la conta dei soldi da suddividere tra i Paesi membri. Sono finiti i tempi in cui gli Stati Uniti – ha osservato il direttore Albanese – erano i “salvatori del mondo”, che in ogni luogo del pianeta andavano a lavare i panni sporchi per tutti. Washington ha chiesto formalmente un intervento dell’ONU per garantire la libertà di navigazione in quell’area, invitando i Paesi più “sensibili” quanto meno a fare “presenza” in quelle zone per dimostrare alla Cina che quelle acque non sono di sua proprietà. Hanno mostrato le loro bandiere soltanto il Regno Unito, la Francia e l’Australia. L’Europa rimane a guardare mentre il Dragone affina le armi. L’Italia non guarda nemmeno, troppo presa a pietire l’elemosina da chiunque possa elargire liquidità immediata, e senza valutare il prezzo che dovremo pagare per i prestiti contratti. E quando inizierà la guerra, non sapremo nemmeno da quale parte stare.

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